Nane ZAVAGNO

 

 

è nato a San Giorgio della Richinvelda (Pordenone) nel 1932.

Pittore e scultore,

vive e lavora a Valeriano (PN), Borgo Ampiano13.

 


Nella vasta e articolata produzione artistica di Nane Zavagno si deve riconoscere come fondamentale la ricerca che procede nell'ambito della geometria, della modularità, degli elementi primari della forma. E non perché questa linea sia l'unica ed esclusiva (infatti più volte è uscito allo scoperto, nel lavoro dell'artista, una componente espressionistica complementare alla prima), quanto piuttosto per il fatto che essa appare essere la struttura portante della sua attività, porto ben noto e sicuro al quale egli periodicamente approda per poi ripartire per nuove esplorazioni. Non si comprenderà dunque appieno il lavoro di Zavagno, nemmeno quello che sembra basarsi sull'impeto e sulla gestualità, se non ci si rende conto che esso ha il suo nucleo originario nell'esigenza di rigore costruttivo e di riduzione all'essenzialità.


Il contenuto primo della ricerca di None Zavagno è sempre stato, fin dall'inizio, la qualificazione artistica di uno spazio grazie all'esaltazione delle possibilità espressive dei fondamenti di una determinata tecnica: siano essi, di volta in volta, quelli della pittura, della scultura o del mosaico. E in tale definizione di spazio egli ha sempre tenuto fermo il riferimento alla natura (o meglio, a quella che potremmo definire l'infinita modularità modulata della natura) e a un metodo sintetico di lavoro che originalmente mette assieme sia “il porre” che “il levare”, cioè, detto in termini più generali, i pieni e i vuoti, la materia e la sua assenza.

 
Se consideriamo da questo punto di vista gli Allumini degli anni sessanta ci rendiamo conto che essi nascono dall'individuazione di un modulo compositivo (un segmento curvilineo) determinato dall'utilizzo di una delle qualità primarie del materiale usato (la duttilità della lamina d'alluminio, appunto) e quindi posto in rapporto proporzionale con gli altri segmenti seriali. L'effetto finale è una musicale vibrazione di superfici (prodotta, con dichiarata essenzialità, da una sottile dialettica di sporgenze e di concavità) che evoca i cerchi nell'acqua o il tremolio delle foglie sugli alberi: ed è chiaro, infatti, che per il nostro artista la forma astratta prende origine soprattutto da un processo di riduzione, di “depurazione” della realtà fenomenica.

Le Strutture degli anni settanta e ottanta costituiscono un'evoluzione dello stesso principio compositivo ed è ben evidente un ulteriore approfondimento della ricerca nel senso della semplificazione dei mezzi. L'opera ora è composta da moduli tutti uguali: sempre dei segmenti, questa volta però lineari e talora caratterizzati da colori complementari. Tuttavia è la disposizione degli stessi segmenti, la loro modulazione che dà carattere alla forma: quasi che gli elementi che la compongono siano accordi di una serie infinita in cui intervenga un progressivo mutamento di tonalità.


Ma alla fine degli anni ottanta Nane Zavagno concentra sempre più l'attenzione sulle forme geometriche primarie e pone in secondo piano la modularità: o meglio, il nuovo metodo di generazione della forma prevede l'assemblaggio di più moduli (ora figure geometriche a sviluppo lineare o curvilineo) considerati però nelle possibili variazioni di scala. Sulla base di tale concezione nascono da ultimo le sculture degli anni novanta composte dalla giustapposizione di due elementi: dapprima nelle opere prevalgono decisamente i pieni, le mosse (tanto che ricordano sculture primordiali quali ad esempio i menhir), ma poi progressivamente si svuotano e composte come sono di rete metallica (fatto di micro moduli quadrati!) o di nitidi perimetri metallici (quasi segni durevoli tracciati nell'aria) esse si aprono alle suggestioni dell'ambiente che le circonda, alla luce, al vento, alla natura: e certamente queste sono tra le opere più alte della produzione dell'artista, proprio perché il rigore geometrico non si impone ma diventa puro strumento di una sottile e aerea determinazione di spazio. Così, se è evidente che tale ricerca è uno degli obiettivi fondamentali della scultura contemporanea, bisogna pure riconoscere che i lavori plastici di Zavagno la rappresentano in modo molto significativo.

Angelo Bertani